PREMIO NAZIONALE “PINO FANTINI”

AUTORE 2019: GRAZIANO PEROTTI


Spazio contemporaneo Talamucci

Sabato 16 Novembre ore 17.00

Graziano Perotti

Graziano Perotti è nato a Pavia nel 1954 dove tuttora risiede. Ha amato la fotografia sin dal primo scatto ,autodidatta , in veste di fotoreporter ha pubblicato oltre 200 reportage (di viaggio, cultura e sociale)  sui più importanti magazine, ottenendo 25 copertine e prodotto foto pubblicitarie per “Grand foulard Bassetti”, Alpitour-Francorosso, Hotelplan, Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi per citarne alcuni. Di lui hanno scritto e pubblicato lavori su riviste specializzate di fotografia e sui maggior quotidiani italiani i più noti critici.

Numerose sono le sue mostre personali e partecipazioni a collettive con grandi fotografi in rassegne di livello internazionale. Recentemente Pio Tarantini lo ha inserito nel suo libro “Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile” tra fotografi contemporanei più significativi.

Ha vinto importanti premi in Italia e all’estero “Destino Madrid”, “Scatti Divini”, “Il genio Fiorentino” e sue fotografie sono in importanti collezioni private, fondazioni e musei.

La mostra: “Oltre il confine”

“Welcome to Grece” recita un bel manifesto accompagnato dalla figura sorridente di un baffuto nativo in costume tradizionale. Peccato che a smentire il tutto sia la realtà delle tende allestite per ospitare i migranti davanti a cui sta un passeggino mentre unadonna e il suo bambino siedono in attesa di chissà che cosa.

Fotografo dotato di uno sguardo umanissimo, Graziano Perotti non ha potuto fare a meno di usare il sarcasmo per sintetizzare in una sola immagine le contraddizioni in cui si dibatte il mondo contemporaneo.

Viene spontaneo pensare alla famosa immagine dei due uomini che percorrono a piedi con le valigie in mano una deserta strada sterrata su cui svetta un cartello pubblicitario che invita la prossima volta a usare il treno e rilassarsi: è uno degli scatti più famosi di Dorothea Lange che così alludeva alla crisi del 1929.

Adesso come allora, infatti, ai fotografi viene assegnato il compito di rendere visibile quanto le parole dei testimoni raccontano e Perotti lo fa a modo suo, con quella capacità di indagare la realtà alternando l’attenzione per i particolari alla visione d’assieme che caratterizza da sempre il suo stile.

“Confini” si chiama la sua ricerca realizzata in Giordania e Grecia ma in fin dei conti poco importa quali siano i luoghi dove è ambientata perché il fotografo conferisce all’insieme della sua visione il tono della universalità.

Come per ricordarci di come quelle che erano linee tratteggiate sulle carte geografiche sono ora diventate in tante parti del mondo argini, ostacoli, barriere, sbarramenti, recinzioni, blocchi, chiusure che rendono lontanissimo l’entusiasmo con cui fu accompagnata la caduta del Muro di Berlino.

E’ difficile raccontare la quotidianità di chi vive in una continua attesa con il tempo che si dilata nel nulla, ma Graziano Perotti riesce a farlo con immagini dotate di una profondità insieme fisica e metaforica: entra all’interno in un edificio piastrellato al cui interno è sistemata una tenda, sottolinea le forme essenziali di case tirate su alla buona in mezzo alle pozzanghere, buca il buio della notte inseguendo i tanti sguardi di uomini e donne riuniti intorno ai fuochi improvvisati con cui cucinano.

Pur difronte a situazioni estreme dove la presenza delle tende sottolinea il senso generale di precarietà, il fotografo lancia qualche segnale di fiducia come quando coglie, in una spettacolare immagine, l’inventiva di chi ha creato una distesa di bottigliette di plastica destinate al pasto dei neonati lasciate a scaldarsi al sole, quando si sofferma sulle manine appoggiate forse per gioco a una finestra o quando ci accompagna all’interno di una tenda-scuola al cui ingresso sono poste in bell’ordine le scarpe degli allievi.

E mentre un ragazzino posa davanti a un ricovero improvvisato dove spicca un cartello con la scritta “I don’t want to be a refugee”, sono ancora una volta i bambini a farla da protagonisti.

Graziano Perotti li riprende frontalmente mentre ridono felici di fronte allo spettacolo del clown Mahmood e in quelle loro espressioni, solo in quelle, si può ancora trovare la speranza di un diverso futuro.

Roberto Mutti

Pino Fantini

Pino Fantini, classe 1945, si dedica alla fotografia dall’inizio degli anni settanta. Appassionato bianconerista si dedica in prevalenza a raccontare il territorio: le fabbriche, la gente, gli avvenimenti, senza dimenticare immagini di denuncia come nel caso di “Lambro, morte di un fiume”.
Fotografo sagace e curioso riesce a mettere in risalto le varie sfaccettature che compongono la realtà. La FIAF gli ha conferito le onorificenze di BFI prima e AFI poi, in virtù delle sue indubbie qualità fotografiche. Le sue fotografie sono custodite all’interno della Civica Fototeca città di Sesto San Giovanni “Tranquillo Casiraghi”

Il Premio

Il Premio nasce per ricordare la figura di Pino Fantini, fotografo sestese prematuramente scomparso nel gennaio del 2004. La designazione dell’autore a cui viene assegnato il Premio, è affidata a una commissione che ne valuta sostanzialmente la capacità comunicativa, la coerenza stilistica e la continuità nella produzione fotografica.
In concreto il Premio consiste in una stampa su ceramica di una fotografia di Pino, diversa per ogni edizione, che rappresenta in modo inequivocabile la sua visione della fotografia.
La mostra dell’autore premiato viene allestita nei locali della Civica Fototeca, all’interno della prestigiosa Villa Visconti d’Aragona, e viene accompagnata da un catalogo.

Albo d’oro

2004 – Aurelio Spinelli
2005 – Tranquillo Casiraghi
2006 – Virgilio Carnisio
2007 – Cesare Colombo
2008 – Luigi Erba
2009 – Ernesto Fantozzi
2010 – Raoul Iacometti
2011 – Silvano Monchi
2012 – Letizia Battaglia
2013 – Luigi Vegini
2014 – Sara Munari
2015 – Francesco Cito
2016 – Erminio Annunzi
2017 – Bruno Madeddu
2018 – Joe Oppedisano
2019 – Graziano Perotti